venerdì 16 dicembre 2011
Merda pura
gente non vuole accettare: posporre significa perdere. Ne sono convinto sia fisicamente che moralmente . Prendete, ad esempio, un problema attuale e rimandatelo a domani, state mentalmente posponendo un problema al futuro e il futuro cos'è ? è qualcosa di indeterminato , vuoto , state di nuovo affidando la vostra vita al caso ( oppure chiamatelo Dio , come vi pare) . Pensate anche a questo poi : il problema che avete non è risolto....e voi vi state distraendo , ma è chiaro che attraverso analogie scontate questo problema verrà davanti a voi sotto altre forme , forse più subdole , più criptiche e quando capirete che è sempre lui , come sarà la vostra faccia ?? Sarete più forti in quel momento ? Giocherete a fare gli stupidi , gli ingenui, le vittime oppure comincerete a falsificare voi e ciò che vi sta intorno per evitare il problema primario ? Ahh autenticità puttana , ci regali pochi attimi e sono quasi miracoli e cambia l'aria e il resto è tutto cosi........ti accorgi in quel momento che il resto è merda, merda pura e tu ci vivi dentro.
''Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me ne andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.''
( Seconda quartina de '' Forse un mattino andando..'' di E.Montale.)
domenica 20 novembre 2011
FWN
Vidi un giovane pastore rotolarsi, soffocato, convulso, stravolto in viso, cui un greve serpente nero penzolava dalla bocca.
Avevo mai visto tanto schifo e livido raccapriccio dipinto su di un volto? Forse, mentre dormiva, il serpente gli era strisciato dentro le fauci e - lì si era abbarbicato mordendo.
La mia mano tirò con forza il serpente, tirava e tirava - invano! non riusciva a strappare il serpente dalle fauci. Allora un grido mi sfuggì dalla bocca: "Mordi! Mordi! Staccagli il capo! Mordi!", così gridò da dentro di me: il mio orrore, il mio odio, il mio schifo, la mia pietà, tutto quanto in me - buono o cattivo - gridava da dentro di me, fuso in un sol grido.-
Voi, uomini arditi che mi circondate! Voi, dediti alla ricerca e al tentativo, e chiunque tra di voi si sia mai imbarcato con vele ingegnose per mari inesplorati! Voi che amate gli enigmi!
Sciogliete dunque l'enigma che io allora contemplai, interpretatemi la visione del più solitario tra gli uomini!
Giacché era una visione e una previsione: - che cosa vidi allora per similitudine? E chi è colui che un giorno non potrà non venire?
Chi è il pastore, cui il serprente strisciò in tal modo entro le fauci? Chi è l'uomo, cui le più grevi e le più nere fra le cose strisceranno nelle fauci?
- Il pastore, poi, morse così come gli consigliava il mio grido: e morse bene! Lontano da sé sputò la testa del serpente -; e balzò in piedi.-
Non più pastore, non più uomo, - un trasformato, un circonfuso di luce, che rideva! Mai prima al mondo aveva riso un uomo, come lui rise!
Oh, fratelli, udii un riso che non era di uomo, - e ora mi consuma una sete, un desiderio nostalgico, che mai si placa.
La nostalgia di questo riso mi consuma: come sopporto di vivere ancora! Come sopporterei di morire ora! -
lunedì 14 novembre 2011
Le rosse labbra sulle nostre braccia , parlano più di tutto il resto.....
The Urschrei.
Ancora quella sensazione. Ti svegli e vedi sangue sulle lenzuola e sul tappeto. Libri e pezzi di carta sparsi in tutta la stanza. Mobili rotti. Quel pizzicore familiare sulle braccia, sul torso. La faccia è sbavata di rosso. Stava andando così bene: tredici giorni dall'ultima volta. Ti senti intorpidito, confuso, mezzo ubriaco, stupido. Hai appena le forze per alzarti: non mangi da tre giorni e hai perso molto sangue. Che cosa stai cercando di dimostrare? La cameriera entra e vede i fazzolettini macchiati di sangue sul pavimento, ti guarda non è sicura di capire bene. Cerchi di ricotruire esattamente quello che è successo durante la notte...
Hai lavorato fino a tardi, volevi uscire e rilassarti, divertirti. Non c'era nessuno. Sei andato all'enoteca, hai comprato da bere, ti sei seduto nella tua stanza, ascoltando la tua musica preferita, violenta e deprimente. Ti accorgi che qualcosa, dentro, sta traboccando. Ti sembra di essere sul punto di esplodere da un momento all'altro. Ti si riempiono di lacrime gli occhi, cominci a piagere. Il pianto si trasforma in grida, lamenti, urla. Cerchi di trattenerti. Cominci a prendere a calci la porta. Butti la roba in giro per la stanza, fuori dalla finestra. Non riesci a calmarti. Non sai neppure che cosa ti abbia ridotto in questo stato. Ti pianti le unghie nella pelle del polso. Non senti niente. É come se stessi guardando un film su qualcun'altro, non sei tu. Ti togli la camicia, ti guardi allo specchio. Odio, disgusto, frustrazione, rabbia, rimorso. Quasi come in un rituale, senza nemmeno pensare a quel che fai, prendi la lametta... sangue che gocciola. Ci sfreghi su qualcosa di antisettico, lo rifai, fino a quando sei calmo, soddisfatto. Spalmi sangue in giro. É brutto, ma il sangue è reale, è umano, ti fa sentire bene! Al tempo stesso, provi dolore, te lo meriti. Lo racconti a qualcuno.
Ti dicono che sei un manipolatore, che cerchi attenzione. Ci credi. Serve solo a farti stare peggio. Alcuni pensano che tu sia malato, o matto. Poche persone capiscono ma sono ancora troppo preoccupate, scioccate dalla cosa. Qualcuno pensa che tu abbia tendenze suicide. Non è vero.
Tagliarsi non è un modo per cercare attenzione. Non è una manipolazione. É un meccanismo per affrontare i problemi, punitivo, gradevole, potenzialmente pericoloso, ma efficace. Mi aiuta a sopportare le forti emozioni che non so come gestire. Non ditemi che sono malato, non ditemi di smettere. Non cercate di farmi sentire in colpa, mi accade già. Ascoltatemi, sostenetemi, aiutatemi.
Dal libro "Un urlo rosso sangue" di Marilee Strong
In silenzio
L'occhio ,analitico, osserva
dietro tutto c'è uno schema!
Una causa-effetto devastante,
scialba e ipocrita figlia
di una non-abitudinarietà forzata,
all'eccellenza. Un goffo intervento
,calcolato, che tutto ad un tratto
ti rende un'altra impura maschera
di questa enorme tragedia.
Come posso io essere nella natura
e non vederla ?
Come posso trovare le parole qui,
nel mio sconforto, nella mia sfiducia ?
Vorrei strappare dal mio volto
questo occhio creatore di relativismo
e incomprensione, vorrei...
Quando il tempo stagnerà ( ne sono certo! )
si chiuderà questa pericolosa rima
e vedrò la cera andare in pezzi,
o bruciare, al tocco delle lacrime,
prenderò i cocci e mi taglierò le
vene, morendo in silenzio
sotto il peso della mia scoperta.
( the urschrei 20 maggio 2011 )
venerdì 4 novembre 2011
Purgatorio de l'inferno,10-di Edoardo Sanguineti
questo è il gatto con gli stivali, questa è la pace di Barcellona
fra Carlo V e Clemente VII, è la locomotiva, è il pesco
fiorito, è il cavalluccio marino: ma se volti pagina, Alessandro,
ci vedi il denaro:
questi sono i satelliti di Giove, questa è l’autostrada
del Sole, è la lavagna quadrettata, è il primo volume dei Poetae
Latini Aevi Carolini, sono le scarpe, sono le bugie, è la scuola di Atene, è il burro,
è una cartolina che mi è arrivata oggi dalla Finlandia, è il muscolo massetere,
è il parto: ma se volti foglio, Alessandro, ci vedi
il denaro:
e questo è il denaro,
e questi sono i generali con le loro mitragliatrici, e sono i cimiteri
con le loro tombe, e sono le casse di risparmio con le loro cassette
di sicurezza, e sono i libri di storia con le loro storie:
ma se volti il foglio, Alessandro, non ci vedi niente.
Perchè ti nascondi fra le nuvole ?
grigio come l'asfalto
bagnato,
grigio è il colore
e grigio rimango,
d'umore,oggi.
Non sono camaleonte,
lui si diverte, gioca i tuoi occhi
cambia colore,
lui ammalia, ci sa fare
doma il suo manto
ti attrae , ti cattura, mosca.
Io sono freddo, esterno,
nell'immagine sovrapposto,
ma ci sono e
ti guardo
osservo
la tragedia umana....
La tua condizione mi uccide
Io divento trasparente.
(the urschrei 23 maggio 2010)
lunedì 31 ottobre 2011
Un mattino

Lo vidi evolversi.
Disegnare forme di terra
rimbalzare sull'acqua
per attrito rallentare,
descrivere regolari onde concentriche
espandersi spostando detriti
d'autunno ai bordi di quel pianto
che il mattino portava,
testimone triste, dalla notte passata
di lampi, di frasche
di luci, di sogni
di anime che non hanno
paura di toccarsi
si ferma.
Rammaricato per il gioco finito
osservo:
Il sasso fermo nell'acqua
più in basso la maestosità
del cielo.
(The urschrei 28 Novembre 2010)